Registro tumori: anche in Calabria è necessario. Perchè?

Registro-tumori

Cenni giuridici: estratto DECRETO LEGGE 179 del 18 OTTOBRE 2012 (modificato e convertito nella l. 221/2012)

Articolo 12 – Sezione IV- Sanità Digitale

ART. 12 FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO E SISTEMI DI SORVEGLIANZA NEL SETTORE SANITARIO

I sistemi di sorveglianza e i registri di mortalità, registri tumori, registri di altre patologie, di trattamenti costituiti da trapianti di cellule e trattamenti a base di medicinali per terapie avanzate o prodotti di ingegneria tessutale e di impianti protesici sono istituti per i seguenti fini:

  • prevenzione;
  • diagnosi;
  • cura e riabilitazione,valutazione dell’assistenza sanitaria e di ricerca in ambito medico, biomedico ed epidemiologico.

In questo modo si vuole garantire un attivo sistema di raccolta sistematica dei dati anagrafici, sanitari ed epidemiologici utili a registrare e caratterizzare, in una popolazione definita, tutti quei casi che presentano rischi per una particolare malattia o per la condizione di salute.

Sistemi di sorveglianza e registri sono istituiti (salvo le province autonome che provvedono con legge propria) con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero della Salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, regioni, province autonome di Trento e Bolzano e acquisito il parere del Garante per la tutela dei dati personali.
L’istituzione di un registro tumori non comporta alcuna spesa pubblica.

Cos’è un registro tumori?
Il registro tumori è una struttura impegnata nella raccolta, sistematizzazione e studio, anche a fini di ricerca,  dei dati relativi alle neoplasie che insorgono in una determinata area territoriale. Un compito molto importante, che non viene svolto da alcuna azienda ospedaliera pubblica o privata ma necessario per analizzare l’incidenza del tumore e del tipo di cancro che colpiscono una certa popolazione in un dato arco temporale.

Chi istituisce il registro tumori, poi autorizzato a trattare dati personali sensibili?
Il registro tumori è autorizzato dall’Assessorato alla Sanità di ciascuna regione. Non comporta alcun costo pubblico.

Quali dati utilizzano per gli studi da compiere?
Le informazioni riguardano i pazienti di ogni età e si ottengono dalle cartelle cliniche, dalle schede di dimissioni o di morte, dagli archivi delle anatomie patologiche che ogni medico curante o struttura ospedaliera può consegnare al Registro Tumori perché autorizzata dal servizio sanitario regionale.

A cosa serve il trattamento di questi dati?
Grazie al Registro Tumori è possibile archiviare i dati relativi al cancro, capire quanti abitanti residenti in una precisa zona del Paese sono affetti da neoplasie o siano deceduti. Procedendo in questo modo, quindi, con una dettagliata analisi sul percorso di una o più patologie tumorali che colpiscono una persona, è possibile conoscere il tasso di popolazione ammalato, l’età media e, in più, si possono programmare interventi mirati a prevenire e curare il tumore.

Il Registro Tumori rende possibile valutare il tasso di mortalità e sopravvivenza relativa ad un’area geografica anno dopo anno; misurare l’impatto ambientale e sociale di alcuni fattori che aumentano l’esposizione al cancro (inquinamento, fumo, alimentazione scorretta, ecc…); predisporre strumenti utili a ridurre le diseguaglianze sociali affinché le cure necessarie si rendano accessibili a tutte e a tutti; fornire informazioni ai couselling genetici per le famiglie e i soggetti altamente esposti ad ammalarsi di cancro.

Cosa ricaviamo dalla conoscenza di questi dati?
I risultati ottenuti con il Registro Tumori permettono di verificare quanti decessi in meno o in più si sono avuti tra le varie zone della Penisola, se la possibilità di ammalarsi è minore o maggiore nel corso degli anni, se i programmi di screening oncologici hanno sortito effetti positivi migliorando la qualità della vita della popolazione, i tipi di tumore in aumento.

Cos’è uno screening oncologico?
Lo screening oncologico è un esame effettuato su una fascia della popolazione, mirato ad individuare una malattia o i suoi precursori prima che si manifesti con i suoi sintomi.
Esso si distingue in screening primario quando cerca di evitare l’insorgenza del cancro predisponendo, per esempio, interventi sullo stile di vita o sull’ambiente; screening secondario se invece si pone lo scopo di curare il cancro nella sua fase iniziale, quando risulta essere più facilmente curabile.

In Calabria è presente un registro tumori?
No, in Calabria non abbiamo ancora un registro tumori regionale. L’unica area coperta da un registro AIRTUM accreditato è la provincia di Catanzaro. Per le province di Cosenza e Crotone è in “attività”; ossia, si stanno analizzando i dati relativi ad un abitato di 885 mila residenti  tra il 2006 e il 2008.
L’anno di accreditamento doveva essere il 2014, ma non si è ricevuta alcuna nuova.
Intanto, sul nostro territorio molte associazioni, organizzazioni e cittadini stanno chiedendo la rapida istituzione di un registro.
Molto è il lavoro ancora da fare: basti pensare, infatti, che in Italia solo il 51% del territorio è coperto dal registro tumori.

Sull’Alto Tirreno Cosentino, area di incommensurabile bellezza paesaggistica, il numero dei malati di tumore e delle persone di conseguenza decedute aumenta sempre di più.
Purtroppo, però, al momento non abbiamo alcuna stima ufficiale del numero di ammalati e dei decessi; salvo una statistica “fatta ad occhio” che però ci impedisce di ottenere dei programmi di prevenzione.
Negli ultimi vent’anni la parte settentrionale della provincia di Cosenza è stata oggetto di diversi illeciti in materia ambientale, molti dei quali sono stati insabbiati o valutati come “affatto pericolosi”.
Dalla fornace in cui venivano illegalmente smaltiti scarti ospedalieri e dalla discarica abusiva rispettivamente site in località Sant’Angelo e Costapisola, nel comune di Santa Domenica Talao, passando per gli impianti di Piano dell’Acqua di Scalea, sequestrata nel 2010; le navi dei veleni affondate tra Maratea, Cetraro e Amantea giungendo al depuratore e all’impianto di compostaggio di San Sago, Tortora, requisiti e ora dissequestrati nonostante le analisi compiuti sulle acque del Fiume Noce rivelino la presenza di metalli pesanti e sostanze altamente inquinanti rendano sempre più certa l’ipotesi di disastro ambientale, salvo alcune bonifiche, nessun provvedimento è stato mai preso fino ad ora.
Molte persone ammalate sono costrette a percorrere chilometri e chilometri per raggiungere un ospedale in cui poter effettuare visite, sottoporsi ai trattamenti oncologici perchè qui ci hanno lasciato senza un mezzo pronto soccorso. L’ex giunta regionale Scopelliti, oltre ad essersi macchiata di una scellerata e inetta gestione rifiuti (tre stati emergenziali solo lo scorso anno), ha pensato bene di tagliare alla sanità calabrese e convertire in Casa per la Salute e in un Punti di Primo Intervento diversi nosocomi. Il risultato è stato un totale sfacelo: ambulanze in arrivo dopo ore dalla telefonata di soccorso, persone stroncate da infarti, degenze rinviate di giorno in giorno e da settimana in settimana, e così via.. curarsi pare sia diventato impossibile. Oltre al danno la beffa, insomma.

Un quadro del genere, dunque, indica come occorra agire immediatamente sulla tutela della salute pubblica. Se non si interverrà subito, i danni saranno maggiori.
Come fare? Innanzitutto è necessario operare una contro- informazione che sia capace di narrare alla popolazione notizie aventi avuto poco ribalto all’opinione pubblica, raccontando una visione politica  differente rispetto a quella di chi, invece, vuole mettere tutto a tacere usando becere scuse, come il calo turistico e la disoccupazione senza indagare su altre cause (mancanza di una proposta turistica aggiornata, servizi, raccolta differenziata in grado di dare lavoro a molti abitanti del territorio, attività culturali atte ad attirare un turismo diverso, ecc…). Scagliarsi contro chi da tempo prova a parlare di “questione ambientale” è una strategia politica dotata di poca scaltrezza: l’aria respirata, l’acqua bevuta, il mare appartiene a tutti e tutte noi. Avere un ambiente pulito, salubre non può che apportare benefici alla collettività ed una qualità della vita migliore anche per  il futuro di questi paesi, per i bambini e le bambine che stanno crescendo esposti ad un grosso rischio da molti rinnegato.
Strategie politiche “disumane” e frutto di un modus operandi votato al clientelismo, alla corruzione e all’omertà.

A tutte queste tristi vicende, poi, bisognerebbe aggiungere anche la Marlane di Praia a Mare, dove morirono 107 persone per alcune tipologie di cancro da cui furono colpiti gli operai e le operaie delle fabbrica, costretti a lavorare senza alcuna protezione.
Ma questa, ahimè, è una triste pagine di storia operaia.. sepolta nel silenzio e nell’omertà di una (in)giustizia piegata al profitto e al potere.

 

Fonte: http://www.registri-tumori.it/cms/
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