Dossier: San Sago, Valle del Noce

Trovate questo articolo anche qui: Valle del Noce, storia di un fiume avvelenato (cerca il collettivo Suddistrutto sui social e sul web)

Ad attraversare il Fondo Valle del Noce pare quasi di addentrarsi in una sorta di paradiso terrestre tra colline, boschi, montagne e il fiume Noce che nascendo dal Monte Sirino, attraversa l’intero Parco Val D’Agri- Lagonegrese per sfociare giù in Calabria, nelle acque del Mar Tirreno tra Maratea e la Riviera dei Cedri.

Viaggiando sulla Statale 18, oltre il verde dei rilievi montuosi e la visione di paesaggi quasi incontaminati, con un occhio attento non è difficile notare la centrale Enel e, poco più sotto, un’insegna che indica gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti di San Sago, frazione del primo comune calabrese: Tortora.
Mai, però, si potrebbe immaginare quanto fra quelle montagne si potesse nascondere una vera e propria bomba ecologica. Probabilmente già esplosa.

Per capire cosa sia accaduto in questo pezzo di terra calabro- lucana e le negative conseguenze che si sono avute anche sull’ecosistema del Mar Tirreno, dobbiamo provare a ripercorrere questa intricata storia fin dall’inizio.

Cominciamo dai primi anni ’90, quando la contrada tortorese viene scelta per ospitare un impianto di smaltimento per le acque nere.
Con il passare del tempo, il sito modifica la propria destinazione d’uso e vengono trattati anche rifiuti non pericolosi che creano non pochi problemi; finchè un giorno, tra mare e fiume, c’è una moria di pesci.
2001: I carabinieri effettuano un controllo su un tir addetto al trasporto dei rifiuti pericolosi, che poco dopo sorprendono a riversare gli stessi su un terreno adiacente il fiume Noce.

2002: a seguito dell’episodio di smaltimento illecito di liquami, la Procura di Paola avvia delle indagini che conducono all’operazione Econux; quando nel mese di aprile le forze dell’ordine sequestrano mezzi e attrezzature dal valore di tre milioni di euro. Inoltre 40 camion per il trasporto dei rifiuti e del compost sono sequestrati tra Scalea, Nocera Inferiore e Palestrina (Roma), dove la ditta ha sede.

Nel frattempo gli impianti di San Sago cambiano anche gestione: la depurazione dei rifiuti liquidi è in mano alla ditta “Ecologica 2008 srl”, mentre la ditta “La Recuperi Srl” si occupa del sito di compostaggio.

2008: Nel fiume Noce tornano la moria dei pesci e i soliti sospetti che qualcosa proprio non quadri in quegli impianti. Nel mese di giugno, i carabinieri appongono nuovamente i sigilli perchè scoprono 473 metri cubi di rifiuti liquidi lasciati in due vasche di depurazione. Gli scarti risalgono al 2005 e la loro presenza è contro ogni regola sul relativo deflusso, da avviare entro sei mesi o in un altro impianto idoneo alla definitiva eliminazione.

E non finisce qui. L’odore nauseabondo che si respira lungo la Valle del Noce ha impregnato ogni cosa. Non si riesce nemmeno più a dormire sonni tranquilli. A notte fonda è un continuo andirivieni di camion mentre lungo gli argini del fiume sono rinvenuti ciottoli dal colore rossastro. Le crescenti lamentele della popolazione permettono ai carabinieri di Lagonegro e del Nucleo Operativo Ecologico di Potenza di denunciare sette persone per gestione di rifiuti non autorizzata. Gli indagati, su un terreno dall’ampiezza di circa tre ettari, producono compost da destinare all’agricoltura utilizzando rifiuti solidi urbani, batterie alcaline e terriccio.

2009: Le indagini avviate durante il mese di maggio portano al sequestro del depuratore e alla querela di dodici persone.

2010: Anno cruciale per San Sago. Dopo lo scioglimento della giunta Silvestri si insedia il commissario straordinario prefettizio Eufemia Tarsia, che autorizza alla ditta “La Recuperi srl” la realizzazione di un capannone di 8mila metri quadrati (200 m in larghezza e 10 m in altezza) sull’impianto di compostaggio. Il progetto deve essere discusso in Conferenza Servizi dove prendono parte anche la Asp e la provincia di Cosenza, mentre il comune di Tortora, in mano alla nuova giunta guidata dal sindaco Pasquale Lamboglia, si oppone. Il fabbricato è enorme e contrasta con il territorio dal 2005 definito zona di salvaguardia ambientale per la particolare importanza morfologica, paesaggistica e agricola. Essendo Zona E3, dunque, sono permessi solo interventi di restauro e manutenzione per eventuali stabili già presenti.

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Deborah Plastina, amministratrice unica delegata della ditta e Lo Noce, titolare dell’impresa, insistono sui benefici occupazionali e sulla maggiore aria salubre che deriveranno dalla costruzione del capannone.
Inutile, popolazione e primo cittadino non mollano: “sto capannone non s’adda fare” e basta. Il rispetto per l’ambiente e per la salute della cittadinanza valgono molto più di fasulle promesse pronunciate per ingannare chi da anni vive una situazione di forte disagio. Anche l’Autorità di Bacino della Regione Basilicata sta dalla parte del primo cittadino e dei tortoresi: la promozione del territorio deve passare attraverso il turismo e la valorizzazione paesaggistica.

A novembre, il Tar Calabria accoglie l’istanza presentata da “La Recuperi srl” contro l’amministrazione di Tortora, la cui revocava la deliberazione prefettizia per la costruzione del fabbricato aggrappandosi al mancato avviso da comunicare all’impresa.

2011: Ad alimentare dubbi e perplessità sul corretto funzionamento degli impianti di San Sago, c’è anche un articolo comparso nel mese di febbraio su “Il Mattino di Napoli” e firmato dal giornalista Gigi Fiore. Ccon documentazione giudiziaria alla mano, egli denuncia lo smaltimento illegale dei liquami campani proprio a Tortora. Il depuratore è autorizzato a smaltire olio esausto e altri rifiuti speciali; ma allora, perchè l’aria è irrespirabile?

“ E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi.
La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi.
Uccelli che volano a stenti, malati di morte,
Il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.”

La Conferenza Servizi convocata l’anno prima per discutere del progetto sul capannone presenta parere favorevole per il capannone, sebbene a luglio l’ufficio provinciale urbanistico si fosse espresso contrariamente alla sua edificazione. Il Comune presenta ricorso al Tar per incompatibilità ambientale e urbanistica: la provincia di Cosenza sta espropriando un terreno destinato all’attività agricola e di interesse pubblico, che improvvisamente cambia destinazione d’uso per favorire lo speculatore di turno. Un fabbricato da costruire a soli 300 m dall’area Sic Valle del Noce istituita con ben tre decreti del Ministero dell’Ambiente (5luglio 2007, 3 luglio 2008, 30 marzo 2009) e dove vivono specie animali protette dalla Direttiva 92/43 Cee Habitat come il lupo, la puzzola, la lontra, il gatto selvatico europeo, il moscardino, il cervone ela tartaruga greca. Le costruzioni possono sorgere solo se strettamente correlate al bene comune. In questo caso inesistente. Ma il Tar rigetta il ricorso dell’ente Comune di Tortora; così come l’istanza non è accolta nemmeno dal Consiglio di Stato. Anche per la Ecologica 2008 srl (ex Ecologica Sud srl) si propone la revoca nella gestione degli impianti, dalla ditta mai adeguata e nemmeno ristrutturata secondo le indicazioni date dal Nucleo Via.

A giugno si ha la prima udienza preliminare per l’inquinamento del Noce, che vede a processo i seguenti dodici imputati: Pasquale e Cosimo Lonoce (titolari de “La Recuperi Srl”), Domenico Olivieri, Agostino Duca, Raffaele Cavaliere, Biagio e Giacomo D’Imperio, Nicola Cozzi, Agostino Gallo e Angelina Agrelli, Gaetano Lops (amministratore unico Ecologica 2008 srl). Il comune di Tortora, Trecchina e Maratea si costituiscono come parte civile; mentre vengono ipotizzati i reati di sversamento del percolato direttamente nel fiume Noce, smaltimento illecito dei rifiuti, danneggiamento aggravato, truffa, disastro colposo, falso ideologico, getto pericoloso di cose e distruzione o deturpamento di bellezze ambientali, associazione a delinquere con struttura stabile per smaltimento illegale dei rifiuti (materiale plastico, da costruzione, sangue animale) provenienti dai siti di stoccaggio di Calabria Basilicata e Campania per poi essere triturati insieme al terriccio con cui produrre il compost destinato all’agricoltura o rilasciato sui terreni adiacenti il fiume.

2012: Nel mese di Marzo la procura di Lagonegro apre un fascicolo di inchiesta sullo stato dei depuratori presenti nei comuni della valle Noce. Le analisi effettuate dall’ArpaB sulle acque fluviali non restituiscono esito positivo sullo stato di salute del fiume e ciò spinge il procuratore di Lagonegro, Russo, ad avviare un’indagine in sinergia con il procuratore di Paola, Bruno Giordano.
Presso la sala consiliare di Tortora, invece, si tiene un incontro tra ArpaB, Acquedotto Lucano, Procuratore della Repubblica di Lagonegro, Comitato Valle del Noce e Libera; dove si pianifica che, a partire dal mese di Aprile del corrente anno, lungo il fiume saranno installate delle centraline di monitoraggio a carico dell’agenzia per l’ambiente lucana. I controlli dovranno essere intensificati e lo stesso primo cittadino di Trecchina dispone altre verifiche a seguito dello smaltimento abusivo di fanghi tossici lungo gli argini del fiume, la SS585, la galleria (V/6 e VII/5) e nei pressi del deposito del gas.
Il monitoraggio della Valle del Noce resta solo un’utopia. Tra ritardi per l’appalto della centralina da collocare alla foce del corso fluviale e iter burocratici fin troppo cavillosi, pare non si riesca a venirne a capo. Tanti domandano a gran voce la difesa del proprio territorio, chiedendo la delocalizzazione delle vasche di depurazione e dell’impianto di compostaggio; mentre proseguono gli incontri tra le associazioni e gli enti pur di trovare una soluzione al problema dell’inquinamento ambientale. Addirittura si propone una società misto pubblico- privata per la gestione degli impianti di San Sago, che perònon risulta essere fattibile perchè la legislazione in materia di rifiuti cambia da regione a regione.
Sull’impianto di depurazione grava anche l’inadempienza nel pagamento del canone annuale (12 mila euro annui) della ditta “Ecologica 2008 srl”, per cui il comune di Tortora chiede la rescissione del contratto di affidamento del depuratore. L’impresa si giustifica incolpando l’ente di non aver fornito la documentazione necessaria, e così presenta ricorso.
A settembre riprende il processo sugli impianti di San Sago; rinviato già nel mese di febbraio. L’udienza preliminare si svolge dinanzi al Gip Carmine De Rosa e per dieci persone regge l’accusa di aver commesso illeciti legati al ciclo dei rifiuti.
Solo per Lops, ex amministratore unico della “Ecologica 2008 srl”, accusato di smaltimento illecitio dei rifiuti, danneggiamento aggravato, getto pericoloso di cose e distruzione o deturpamento delle bellezze ambientali si tiene il rito abbreviato con cui viene condannato a sei mesi di reclusione e al risarcimento del danno per il comune di Tortora, costituitasi parte civile al processo. Cadono, sia per Lops che per gli altri imputati (per i quali è chiesta la citazione diretta in giudizio) i reati di: falso ideologico e truffa perchè il fatto non sussiste; associazione a delinquere e disastro colposo per insufficienza e contraddittorietà della prova.

2013: Finalmente si giunge a un epilogo sulla questione capannone. A seguito del sequestro preventivo di una parte del sito di compostaggio gestito da “La Recuperi srl” disposto dal Gup di Paola per occupazione e invasione del demanio fluviale, la provincia di Cosenza blocca l’impianto. L’intervento del servizio provinciale disciplina rifiuti del settore Ambiente e del demanio idrico revoca l’atto di iscrizione della ditta dal registro imprese provinciale e l’autorizzazione a costruire il capannone, integrata dal Tar per cessata materia del contendere e autotutela di San Sago.
A dicembre abbiamo un altro colpo di scena: la Guardia di Finanza sequestra preventivamente l’impianto di depurazione gestito dalla società Ecologica 2008 srl per illeciti commessi tra il 2009 e il 2013. Si aprono indagini a carico di Debora Plastina, amministratrice unica e delegata della Ecologica 2008 srl; Raffaele Cavaliere, suo collaboratore e Agostino Gallo, direttore tecnico della ditta; sui cui gravano le accuse di danneggiamento e depauperamento delle bellezze naturali per la contaminazione del fiume Noce.
Nonostante l’azienda sia in possesso dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, Ecologica 2008 srl non ha osservato il limite massimo giornaliero dei metri cubi di liquame (300 metri cubi). Il materiale sovrabbondante è stato eliminato nel torrente Pizinno attraverso tubature volanti, evitando così la depurazione dall’azoto; causa dell’eutrofizzazione (eccessivo arricchimento organico delle acque: alghe, ecc…). I movimenti dei tir sono stati rilevati utilizzando sistemi gps; e tra dicembre 2012 e gennaio 2013, i rifiuti liquidi non depurati ma gettati nelle acque fluviali sono pari a 8.500 metri cubi.
Naturalmente l’inquinamento del Fiume Noce si è esteso anche a un Mar Tirreno risultato da maglia nera, creando gravi danni all’agricoltura e all’attività turistica. Alla ditta sono contestati i seguenti reati: danneggiamento e deturpamento di bellezze naturali, conseguenti all’illecito sversamento di rifiuti liquidi pericolosi nel fiume Noce e nel Mar Tirreno.

2014: Ecologica 2008 srl tramite il suo avvocato Giuseppe Belvedere presenta richiesta per il riesame del provvedimento al Tribunale per le Libertà di Cosenza, il quale nega questa possibilità. Nel frattempo, l’impianto accusatorio a carico dei tre indagati viene confermato e il Dipartimento ambientale della Regione Calabria ritira l’aia rilasciata alla Ecologica 2008 nel 2009 per esercitare l’attività di smaltimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi. Un provvedimento approvato per limitare i rischi ambientali e dalla durata non superiore ai sei mesi. La ditta decide di presentare un ricorso al Tar contro la sospensione dell’Aia, avanzando anche l’istanza per il dissequestro degli impianti.
Ma durante il mese di marzo, invece, il sito di depurazione è chiuso a seguito del sequestro preventivo disposto dal Gup di Paola ( Decreto di sequestro preventivo RGNR 644/ 013 del 27 novembre 2013) da un provvedimento di chiusura emesso dal sindaco di Tortora, Pasquale Lamboglia, in data 24/03/ 2014. Un passo fondamentale per tutelare la salute della popolazione e dell’ambiente. Intanto prosegue il processo, sebbene rinviato a giudizio al 2015, che vede costiuirsi parte civile i comuni di Tortora, Lauria, Nemoli, Maratea, Praia a Mare, San Nicola Arcella.

2015: Ci stiamo giocando il futuro della Valle del Noce e la nostra stessa salute.
Il Tribunale del riesame di Cosenza ha accettato il ricorso contro il sequestro dell’impianto presentato dalla ditta: non c’è più alcun pericolo concreto per la natura e il blocco delle attività non ha potuto aggravare i reati contestati. La Procura di Paola non accetta questa assurda decisione: va contestata per manifeta illogicità della motivazione perchè ritiene che a San Sago non si corrano rischi per gli smaltimenti illeciti.
Ma dove sono finite le relazioni presentate dalla Guardia di Finanza e dall’ing. Magnanimi?
Proprio quest’ultimo, infatti, affermava “La frequenza degli scarichi di rifiuti, le quantità e la pericolosità delle sostanze versate hanno determinato uno scenario di esposizione con condizioni di rischio elevato per le persone e per l’ambiente acquatico amplificato dalla via di migrazione degli inquinanti e dai bersagli della contaminazione e dalla loro bio- accumulazione nei tessuti vegetali ed animali. Risulta quindi evidente da queste considerazioni che a causa della: elevata pericolosità delle sostanze versate; quantità delle sostanze chimiche e rifiuti versati; frequenza di immissione, ripetuta nel tempo; durata di perpetuazione del danno (ben quattro anni se ci si limita al periodo esaminato); mezzo di diffusione (il fiume Noce e successivamente il mare); irreparabilità del danno, non circoscritto ma diffuso nel suolo (per irrigazione), nelle acque del Noce (contaminazione fauna, contaminazione persone per i possibili usi diversi) e nel mare (balneazione e pesca); alta potenzialità lesiva (come da classificazione delle sostanze) per un numero indeterminato di persone, con gravissima compromissione dell’ecosistema; sussistano tutte le condizioni perché le attività effettuate dall’azienda indagata abbiano determinato un disastro ambientale, esistendo i presupposti costituiti da: ampiezza, straordinaria gravità e irreparabilità del danno”.

35 Tonnellate di rifiuti sono stati buttati nelle acque del fiume: 90% percolato e quasi 50 kg contengono sostanze chimiche (metalli pesanti) cancerogene lasciate scorrere nel fiume.

Il processo a carico dei responsabili dell’azienda è stato rinviato a giudizio di nuovo, mentre il Gup di Paola, Bortone, non ritiene vi sia responsabilità civile della Regione Calabria, della Provincia di Cosenza e nemmeno dell’Arpacal. Come parte civile si uniscono anche l’associazione Amici di San Nicola, il Parco Marino Riviera dei Cedri, gli imprenditore balneari, il Comitato Valle del Noce, il Consorzio Turistico del Tirreno e altre associazioni del territorio.
Cifre, anni, indagini: ma il danno alla salute e all’ambiente, di gran lunga maggiore a quello già quantificato se pensiamo agli impianti di irrigazione e agli abbeveratoi per i pascoli, come potrà mai essere misurato? Dell’aumento delle leucemie, della devastazione ambientale, della preoccupazione di imprenditori e commercianti della Valle del Noce sembra però che nessuno voglia parlare. Il 18 dicembre prossimo il Tar Calabria sarà chiamato ad annullare o meno la delibera comunale di chiusura degli impianti. Se il tribunale ammnistrativo deciderà di riaprire gli impianti di San Sago, tutte e tutti noi andremo incontro ad uno scempio ambientale ancora peggiore.

Qualcuno, pur di soddisfare gli interessi dello sciacallo di turno, ci rassicura dicendo che va tutto bene. Ci dicono che le acque del fiume Noce sono limpide, che si tratta solo dell’allarmismo di amministratori capricciosi e ambientalisti annoiati.
E ci raccomandano che possiamo bere l’acqua del Noce….
Per sicurezza, però, #iononmelabevo!

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