Sul 25 novembre e la violenza sulle donne

Nota di un paio di anni fa sul 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono passati all’incirca due anni, eppure non si inverte la rotta. Continuano ancora a tagliare i fondi destinati ai centri anti- violenza e alle case di accoglienza, a minacciare di sgombero i centri occupati perchè altrimenti non si può fare.
Quante ne dovremo ancora sopporta sul nostro corpo?

12184087_e25519d641

Anche oggi ti ha sputato addosso tutta la sua rabbia e la sua frustrazione, coprendoti di insulti e di rimproveri.
“Hai bruciato una parte del bordo della torta.  Il vestito che hai indossato è di un colore a suo parere troppo acceso, la gonna è troppo corta e poi i suoi amici ti daranno della “puttana”. Ultimamente sei ingrassata, oppure gli fai schifo perchè sei troppo magra. Potresti truccarti di più, potresti curarti almeno quanto basta.
Quello che dici è veramente poco intelligente, non ha senso, che ne vuoi capire di certe cose.
Se continui in questo modo finisce che guardo altre ragazze, e tu resterai sola: tanto chi può volere una come te?
Puoi pure studiare e laurearti, ma essendo così debole e poco sicura non credo riuscirai a fare carriera.”

Il 25 novembre nessun uomo smetterà di umiliare la donna con cui condivide la propria vita.
In questa giornata, se sentirà parlare di violenza, magari sarà anche un bravo moralista.
Ma non capirà che anche denigrare la propria compagna/ moglie/ fidanzata è violenza.

Tanto per cambiare è stato l’ennesimo fine settimana che lui ha rovinato per la sua folle gelosia.
Non sei potuta uscire con amici e amiche perchè erano le sue uniche sere libere.
Non hai potuto prendere il caffè con una tua amica che non vedevi da tempo o con il tuo migliore amico perchè “chissà dove stai andando, io non li conosco, da sola non ci vai.”
Pure oggi ha saputo bene come iniettarti la dose di veleno quotidiana: non hai risposto al telefono perchè stavi studiando, riuscendolo a richiamare soltanto quando hai visto la sua telefonata. E’ passata mezz’ora. Sono trascorsi 30 minuti, sufficienti per far esplodere la sua ira. Sicuramente sei andata con un altro, non sai apprezzare il suo amore, quando si innervosisce è sempre colpa tua che non sai ricambiare le sue attenzioni. Per “punizione” dovrai cancellare tutti i numeri di telefono dei tuoi amici dalla rubrica, e poi si vede quando puoi uscire. Intanto lui, grande esempio di perfezione, può fare qualunque cosa a te invece vietata.
Lui è santo. Tu no.

Il 25 novembre nessun uomo abituato a comandare lascerà vivere liberamente la donna con cui condivide la propria vita.
In questa giornata, se sentirà parlare di violenza, magari sarà anche un bravo moralista.
Ma non capirà che anche imprigionare la propria compagna/ moglie/ fidanzata è violenza.

Ha iniziato a tartassarti con telefonate e messaggi inizialmente tranquilli ma morbosi, che poi sono diventati minacce. Gli hai chiesto di smetterla, dicendogli che è finita o che non hai un interesse diverso da un’amichevole conoscenza con lui. Non riesce a darsi pace, e inizia a perseguitarti.

Il 25 novembre nessun uomo che sta perseguitando la sua ex o la ragazza di cui si è infatuato si renderà conto di essere uno stalker.
In questa giornata, se sentirà parlare di violenza, magari sarà anche un bravo moralista.
Ma non capirà che il rifiuto deve essere digerito, che una donna è libera di scegliere se uscire o meno con una persona.

E’ stanco, è nervoso. Non riesci mai a soddisfarlo, non sei come dice lui. Ha i nervi troppo tesi.
Parte il ceffone. “Non piangere, ma impara stare zitta e a comportarti meglio. Te lo meriti”.
Ultimamente stai sbagliando tutto, non riesci a capire mai cosa vuole, non stai molto bene. Ma alla fine dovresti pure assolvere al tuo “ruolo di donna”. E’ inutile che rifiuti di avere rapporti: state insieme, quindi il tuo corpo deve essere a sua disposizione. Poco importa se non ti va di fare sesso, se dopo sembrerà che ti hanno strappato il cuore dal petto.
Non riesci neanche a calmare i capricci di tuo figlio, e tua figlia non ti ascolta. Lui ha avuto una giornata pesante, non sopporta la prole capricciosa e tu che non hai polso: meglio spaccarti un labbro e colorarti il braccio di viola.

Il 25 novembre nessun uomo abituato ad alzare le mani sulla donna con cui condivide la propria vita le farà una carezza-.
In questa giornata, se sentirà parlare di violenza, magari sarà anche un bravo moralista.
Ma non capirà che mandare al pronto soccorso la propria compagna/ moglie/ fidanzata è violenza.

Sono mesi che sei oggetto di un’escalation di comportamenti violenti da parte chi dice di “amarti e volere il tuo bene”: dalle ingiurie, alle spinte e agli strattoni, dalle urla immotivate. Poi ha cominciato a tirarti per i capelli, qualche schiaffo, un pugno, calci e sberle fino a sfinirti.
Capita una volta, due, tre, dieci: ti chiede scusa, ma se è accaduto è anche un po’ colpa tua che non capisci mai quando fare meno domande, lasciarlo in pace.
Solo che ogni volta ci metteva un po’ di più odio e forza in più.  Solo che, alla fine, non si è regolato e ha perso il controllo mentre la tua vita scivolava via.

Il 25 novembre ci saranno sempre le solite trasmissioni televisive, i dossier mandati in onda magari a tarda serata per non “toccare le coscienze più sensibili e i minori” che elencheranno nomi e numero di donne morte ammazzate per colpa della mano di un uomo. SI aggiorneranno le statistiche, si farà il paragone tra il numero delle donne uccise durante il 2013 e quelle assassinate dieci fa.

Tante saranno quelle che discuteranno di violenza sulle donne disegnando l’immagine di una donna vittima incapace di tornare a vivere in maniera autonoma. In molte e in molti terranno comizietti o interviste dove sapranno come risolvere il problema senza raggiungere mai una soluzione reale. Tanti saranno coloro che descriveranno la condizione delle donne attuale, dimenticandosi che il 40% della disoccupazione colpisce proprio noi; che i tagli alla sanità pubblica dimezzano i consultori, o addirittura non accenneranno all’entrata di obiettori di coscienza all’interno di strutture pubbliche dove praticare l’aborto oin cui  richiedere la pillola del giorno dopo sarà una vera e propria odissea, un viaggio nel bigotto medioevo.

Ci saranno sempre i soliti flashmob, i racconti delle sopravvissute finiti con l’aiuto da parte del bravo uomo di turno o di chi ti ha indicato la retta via perchè, tanto, “tu sei debole, fragile, a te ci devo pensare io”. I soliti cartelloni pubblicitari, dove la mano di un uomo tapperà la bocca ad una donna massacrata e verrà scritto “il silenzio è complice”. Ma va!?! E’ di nuovo colpa tua!

Ma nessuno si preoccuperà del calvario che attende e della strada in salita percorsa dalle donne che decidono di uscire dal tunnel della violenza. Nessuno parlerà di quella subita dalle lesbiche, da chi “osa manifestare” in piazza, di chi non porta sulla pelle i segni visibili delle percosse, delle donne vittime di violenza esercitata da altre donne, di chi avrà subito cyberbullismo.
Ci saranno vicini, amici e amiche, familiari che si addormenteranno sereni nonostante ti abbiano vista con il volto tumefatto o abbiano sentito i tuoi pianti, per poi essere i primi e le prime a fingere di vivere nella disperazione e nella preoccupazione quando e se il fattaccio risulterà essere di dominio pubblico.
Ci saranno persone che ti avranno accanto e fingeranno di non vedere il tuo dramma quotidiano, ma poi saranno brave a rimproverarti o a dettarti norme di comportamento per non “stare più con l’uomo violento”.

Ci sarà sempre qualcuno o qualcuna che ti osserverà, ti aiuterà in quel doloroso percorso quando avrai voglia di incamminarti e deciderai di voltare pagina nella tua vita.
Denunciare sarà l’ultimo tassello di un processo tortuoso e terribile che ti troverai ad affrontare. Toccherà rendersi conto di cosa si è subito, avere il coraggio di uscire dal silenzio e dal loop in cui ti sei ritrovata. Parlarne con qualcuno di fiducia, chiedere aiuto a chi ti sosterrà avendo le giuste competenze.
Sarà un percorso difficile, lungo, dove sarai costretta a rivivere episodi terribili. Ogni tanto si cadrà. Succede. Nessuno può nè giudicare nè descrivere l’immane dolore, il senso di sporcizia e di colpa provati, pesanti come un macigno.
Verrà voglia di sparire, non si avrà la forza di stare in piedi  e di alzarsi al mattino perchè tutto apparirà inutile. Mancherà la fiducia in se stesse e nel prossimo.

Sarà da quei giorni bui, neri e cupi che bisognerà trovare la forza per rialzarsi e riprendere a credere in se stesse e nelle proprie capacità.
Una donna vittima di violenza necessita di rispetto e di dignità, proprio come qualsiasi altro essere umano.
Una donna vittima di violenza è capace di tornare a vivere.

Il 25 novembre è ogni giorno: nella lotta contro la donna relegata negli antichi ruoli di genere che una società fondata sul patriarcato le ha destinato, di madre e massaia.

La giornata contro la violenza sulle donne è in ogni giorno, in ogni lotta contro qualsiasi tipo di stereotipo, di macismo e di sessismo.

Il 25 novembre è sempre. Per affermare che noi donne ci siamo, abbiamo una voce, che non ci serve nessun decreto contro il femminicidio (che si occupa poi di altro) per difenderci. La vita è nostra. Il rispetto lo pretendiamo: per noi e per quelle che non sono riuscite a scampare alla violenza dei propri compagni o mariti, delle forze dell’ordine, della propria famiglia.
Siamo qui, e siamo come sorelle per tutte coloro che ancora oggi non riescono a trovare la forza per fuggire via dall’inferno che possono incontrare anche sul posto di lavoro, nei luoghi di ogni giorno, o che hanno vissuto ma non riescono a raccontare, per chi vive il dramma del carcere dove subisce abusi di ogni tipo, per chi è stata stuprata ma non ha trovato chi non le dimostrasse solo compassione, ma comprensione e affetto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...